19 nov

Creatività & Innovazione

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I concetti di Creatività e di Innovazione, anche se spesso utilizzati come fossero interscambiabili, sono, in realtà, profondamente differenti.

Definiamo la creatività come la capacità di generare qualcosa di nuovo e originale (un’idea, un’opera d’arte, una soluzione a un problema…) – è collegata alla capacità della mente di realizzare nuove connessioni e associazioni fra “domini” fra loro distanti (in termini esperienziali e cognitivi). La creatività utilizza la modalità “generativa” del pensiero.

Attribuire la creatività soltanto ai grandi geni dell’arte e della scienza (Leonardo, Newton ecc.), sarebbe come dire che solo i campioni di corsa sanno camminare… siamo tutti creativi!

La creatività è una caratteristica legata ai meccanismi cerebrali, e quindi può essere sviluppata, incoraggiata o repressa dai contesti (educativi e sociali) e dalla “pratica”. Sarebbe più corretto considerare la creatività non un attributo della persona, ma delle idee, dovuto a “come” vengono generate. Quindi non chiediamoci come “diventare creativi”, ma piuttosto come “generare idee creative”: più siamo incoraggiati e facilitati a praticare il pensiero creativo, più le nostre idee saranno creative.

L’innovazione è la realizzazione pratica di qualcosa di nuovo che sia utile a qualcuno (che gli attribuisca quindi un valore). L’innovazione “va oltre” la creatività, le attribuisce vincoli, riferimenti e obiettivi, e con questo la rende “concreta” e le dona un significato.

Mentre la creatività può essere un momento individuale, soggettivo, casuale ed episodico, l’innovazione è un atto collaborativo, e non può prescindere da un oggetto – in questo senso tutto ciò che è fatto da persone per altre persone può essere innovato: prodotti e servizi, processi, sistemi organizzativi…

L’innovazione è un evento di confine, un “prodotto delle intersezioni”, si nutre dello scambio, della contaminazione e dell’arricchimento nella diversità, si manifesta come sintesi all’incontro di diverse storie, esperienze e culture (come argomenta F. Johansson in “Effetto Medici“, in cui la corte Rinascimentale dei Medici viene presa ad esempio).

Anche a livello “pratico” l’innovazione deve essere vista come l’intersezione di diversi requisiti / esigenze:

  • La desiderabilità da parte degli utilizzatori cui è diretta
  • La fattibilità in termini tecnologici
  • La validità (cioè la “sensatezza”) in termini economici

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L’innovazione quindi non si limita e non dovrebbe essere identificata con un’idea iniziale, bensì con il processo attraverso cui, con un continuo e dedicato lavoro di ascolto, sperimentazione e affinamento, questa idea viene “trasformata” in qualcosa di desiderabile, fattibile e valido.

Mi piace quindi pensare all’innovazione come a un processo collaborativo che aggiunge alla creatività ulteriori “dimensioni” (empatica, economica e tecnologica), che le danno il senso e lo scopo di generare valore per il miglioramento della vita delle persone.

by Marco Ossani

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